mercoledì 24 settembre 2014

XIII - Fatica

Buonanotte a tutti voi (strano usarlo come saluto iniziale, ma sono le 01:01, quindi direi che è alquanto appropriato) che probabilmente siete già nel mondo dei sogni, o che magari siete in giro per le strade della vostra città a bere e a divertirvi con gli amici.
Io invece sono appena tornato da "faticare" (non il genere di fatica che al sud Italia viene erroneamente confuso con il lavorare); ho ricominciato ad allenarmi.

Ecco, a tale proposito. Piccola cosa che di me non vi ho ancora detto (mi sembra): sono un giocatore di hockey.
Ad essere onesti, "giocatore" è un parolone se lo contestualizziamo nel presente...ero più giocatore qualche anno fa, quando vincevo la coppa Italia o la seria A2 italiana. Adesso sono più un amatore, un appassionato. Uno che si diverte a fare una cosa che ha amato da quando aveva 7 anni.

Sfortunatamente anni or sono ho dovuto abbandonare questo sport meraviglio a causa di un infortunio e di importanti impegni universitari -prima lo studio e poi gli allenamenti!-, ma quest'anno ho deciso di riprendere a giocare, principalmente per due motivi. Il primo è quello economico, visto che ora posso permettermi qualche sfizio tipo l'iscrizione in una squadra, mentre il secondo è puramente estetico...diciamo solo che buttare giù qualche chilo male non mi farebbe :)

Però mamma mia, quanto è faticoso. Per i primi allenamenti della stagione l'impegno richiesto al fisico è sempre più grande, e quindi più stancante. Si torna a casa e si crolla a letto, incapaci di muovere anche solo un dito. Stanchi. Con i muscoli strabordanti acido lattico, dolorosi, indolenziti. Ma spesso questo è un dolore piacevole; è quella fatica che ti fa rendere conto di come il tuo corpo pian piano si stia riprendendo, si stia riadattando a quello sforzo da anni ormai dimenticato. Ma che fatica. 

Esistono mille tipi di fatica, in fondo...la fatica fisica, quella mentale, quella mentale che poi ti porta a sentirti stanco fisicamente. Quella è una sensazione che proprio non sopporto...la spossatezza, il senso di non farcela più, la non-voglia di fare le cose che poi ti portano a sentirti stanco ache nel corpo.
È quella sensazione che ti attanaglia lo stomaco quando litighi con qualcuno a te caro, quando al lavoro le cose non vanno, quando tutto gira storto. Magari non sei stanco fisicamente. Magari è solo nella tua testa, la stanchezza...eppure non riesci a muovere un muscolo quando ti sdrai a letto, e il solo pensiero di uscire o di fare qualsiasi cosa ti stanca.

È tremendo come la mente possa soggiogare il corpo.

Ma quindi...come fare per non essere stanchi? Come fare a tirarsi su di morale quando si litiga con qualcuno? 
Voi come fate? Cosa fate?

Io...nulla. Sto a letto, aspettando che la stanchezza passi. Immobile, impassibile a ciò che mi succede. Ad occhi aperti mi chiudo in un mio mondo, e non ne esco più.

Certe volte basta cambiare nome alle cose per farle sembrare meno brutte. 

Certe volte, la fatica ci sopprime. 
Certe volte, la fatica ci deprime.

Mark Kewolgend 

giovedì 18 settembre 2014

XII post - Contraddizioni

contraddire (o meno corretto contradire) v. tr. [lat. contradīcĕre, comp. dicontra «contro» e dicĕre «dire»] (coniug. come dire; imperat. contraddici). –



Contraddire, contraddirsi, contraddizioni. Parole che sentiamo dire sempre più spesso, in un mondo dove l'integrità morale è cosa ormai dimenticata, se non sempre, almeno il più delle volte. Parole ormai diventate tristemente familiari in ambito non solo lavorativo, ma spesso (e purtroppo) anche all'interno delle mura domestiche, dove dovrebbe regnare l'integrità delle idee.

Ma perchè facciamo così? Perchè le persone non riescono a mantenere l'integrità che contraddistingue gli Uomini (con la U maiuscola) di un tempo?

Voi cosa ne pensate?
Post-lampo, lo so. Scusatemi.

Mark Kewolgend

venerdì 5 settembre 2014

11esimo post - Lavoro e Alieni



Buongiorno a tutti,

come vi avevo promesso eccomi qua a scrivere di un argomento estremamente delicato, a tratti tabù per i giovani italiani della mia età: il lavoro.

Ho pensato e ripensato a quello che avrei potuto scrivere, a come gestire questo discorso, a come fare per evitare di cadere nel qualunquismo. Dopo attenti pensieri, sono riuscito a non giungere ad alcuna conclusione.
Il lavoro nobilita l'uomo, dicono. Ed è vero. Ma il lavoro è anche in grado di annientarlo, un uomo. Marx parlava di alienazione, un concetto che nella nostra società è incredibilmente attuale.
E' facile pensare quali possano essere i lavoratori inseribili nella categoria degli "alienati". Gli alienati sono quelli che compiono lo stesso gesto dalla mattina alla sera, che non hanno possibilità di variare la loro quotidianità. In un contesto simile chiunque si alienerebbe. Ma queste persone che lavoro fanno? Operai? Muratori? Panettieri o cassieri? Non credo proprio.
I gesti ripetitivi sono nel lavoro di quasi ogni persona; tutti noi abbiamo delle cadenze, dei gesti consueti che ripetiamo ogni giorno fino a farli diventare automatici, senza quasi più pensarci. Ecco, questo credo fosse quello che intendesse Marx.

La segretaria risponde alle telefonate, il manager firma documenti, il rappresentante bussa alle porte e parla alle persone, il farmacista vende farmaci ai pazienti, l'avvocato consulta documenti e passa le ore al pc.

So perfettamente che ognuna delle figure che ho appena citato si sentirebbe chiamata in causa a rispondere che no, che non è vero, che il loro lavoro non si limita a quello.
Nulla potrebbe essere più vero.
Ma non è possibile negare che gran parte delle giornate le passino in quel modo, per quanto non vogliano (e vogliamo) rendersene conto.

E allora come si fa? Come si fa a non alienarsi, ad evitare di cadere in quel baratro del "detesto il mio lavoro, detesto la mia vita"? Credo che tutto dipenda da noi stessi.


Regola numero uno: trova un lavoro che ti piace e non dovrai lavorare un giorno in vita tua. Parole sante, parole stupende. Ma non così facilmente applicabili. Al giorno d'oggi, per i ragazzi d'oggi, trovare un lavoro è già difficile, figurarsi se ci mettiamo a fare gli schizzinosi e ad accettare solo lavori che ci aggradano.

Si accetta quello che si trova, pur di lavorare e non finire sotto i ponti.
La mia filosofia è leggermente differente, del tipo trova un lavoro e fattelo piacere. Suona incredibilmente meno poetica della frase precedente, ma credo sia la realtà. Una volta trovato un lavoro è indispensabile andare a cercare quei piccoli dettagli, quelle sfumature che ce lo fanno apprezzare. E aggrapparcisi stretti.

Regola numero due: divertiti al lavoro. Questa per me è fondamentale, e si ricollega alla uno. Dopo aver trovato lavoro bisogna cercare di essere divertenti e divertiti. Con i colleghi, con i collaboratori, con se stessi. Il divertimento nel fare qualcosa è alla base della sua buona riuscita.

E' così da sempre; fare qualcosa controvoglia porta a risultati scarsi, se non controproducenti. Se invece si trova il modo di essere amused da quello che si fa...beh, allora tutto è più semplice.

Regola numero tre: variare. Come dicevamo prima, qualsiasi lavoro ha le sue routine che rischiano di renderlo incredibilmente noioso. Personalmente, mi basta veramente poco per cambiare le mie giornate: cambio tipologia di pranzo, mi vesto in modo diverso, faccio un sorriso in più o mi prendo magari quei 5 minuti in più di pausa per sorseggiare meglio il caffè.


Regola numero quattro: (cercate di) non commettere errori. Purtroppo gli errori si pagano, e quando ne fate uno è sempre meglio ammetterlo e impegnarsi per rimediare e far sì che non succeda più.


Le "regole" che posso stilare io sono solo queste. Purtroppo la mia esperienza lavorativa non è vastissima, e più esperienza farò e più regole riuscirò a redigere.

Oggi forse ho ricevuto una bella notizia al lavoro (ma ho anche commesso un errore..). Però non bisogna mai cantar vittoria prima del previsto. Speriamo bene.




E voi? Che lavoro fate? Vi divertite? Come riuscite ad evitare di essere schiacciati dalla quotidianità di quello che fate?

Si accettano consigli. Disperatamente.


Mark Kewolgend

martedì 26 agosto 2014

X post (con una piccola particolarità)

Chissà perché in romano dieci era scritto come X. Mi informerò.

Buongiorno a tutti :)

Oggi penso di essere diventato pazzo: sono felice. Sono contento, radioso, allegro (nonostante abbia una delle scarpe nuove che mi stringe troppo il piede e quasi zoppico).
E fin qua tutto sembra normale (anche se la felicità al giorno d'oggi non è poi cosa così normale e scontata). Il fatto è che sono felice perché il lavoro è tornato a pieno regime. Pazienti che tornano dalle loro meritatissime vacanze, aziende che riaprono, fornitori che tornano a consegnare, eccetera.

Di conseguenza, devo essere impazzito.

O mi sono completamente fumato il cervello, tanto da essere veramente contento di essere sommerso per la prima volta in qualche settimana da una mole di lavoro che probabilmente mi sotterrerà (almeno per oggi), oppure sono contento perché, come detto prima, la gente rientra dalle vacanze.
So che tutti ve le siete meritate, che avete lavorato sodo per poter andare in posti da sogno con la/le persona/e che più vi sta/stanno a cuore...ma ora la pacchia è finita. Si torna al lavoro, su su.

Onestamente, io sono sempre stato il tipo che se sta lontano dalla città per troppo tempo si annoia. E che dopo un po' vuole tornare a casa. Un anno sono andato in Egitto: posto meraviglioso, gite stupende (NB: io aborro le gite prettamente "turistiche", come la gita in quad nel deserto o cose così) - pensate che quella volta ho contattato personalmente gli altri villaggi per cercare delle persone che volessero far numero per andare a vedere la tratta dei cammelli, al confine tra l'Egitto ed il Sudan, quasi in mezzo al deserto. Per arrivarci bisognava partire alle 2 di notte e fare 8 ore di pulmino - , ma dopo una settimana e mezza (e dopo aver fatto qualsiasi gita si confacesse alle mie aspettative) mi ero veramente annoiato.
Ho partecipato a qualsiasi torneo, qualsiasi gioco aperitivo, qualsiasi gara o sfida mi mettessero davanti pur di scacciare la noia.
Ma non ce l'ho fatta.
Dopo un po' mi manca il caos della mia città, mi mancano i suoi servizi, i suoi disservizi, gli impegni mondani e non, mi manca quello che gli inglesi definiscono limelight.

Presto detto: io preferisco le vacanze in città.
Le città offrono mille cose, mille spunti: adoro girovagare per una città a me sconosciuta (fortunatamente ho un buon senso dell'orientamento), perdermi in mezzo ai suoi bar, tra le sue vie, annusando quello che è il "vero odore" della città stessa.

Anche questo è strano...ogni volta che sono in una qualche città, e non sono lì in visita di piacere ma anzi mi devo fermare qualche giorno, riesco a sentire il profumo della città. Niente di mistico, semplicemente sento degli odori che sono fuori dalla mia comfort zone, odori che non sono quelli di casa e che quindi non sento miei. Ecco, questi odori riescono a farmi provare delle emozioni nuove ogni singola volta.
Nella mia mente ho l'odore di Parigi, quello di Londra...o almeno, ho le emozioni che queste città mi fanno provare grazie anche ai loro profumi.
Sono l'unico che sfrutta i profumi e gli odori per ricordare? O è una cosa che succede anche a voi?

Piccola particolarità (anche se la cosa non vi tange più di tanto, ne sono certo): questo post viene scritto in differita durante più giorni.
Tecnicamente i "più giorni" sono solo due, visto che l'ho iniziato ieri e lo termino oggi (penso). Gran cosa quella del salvataggio automatico dei lavori. Ti permette di lasciare in sospeso pensieri e frasi e di riprenderle più avanti, quando avranno attecchito ai pixel dello schermo e quando avranno un significato intrinseco maggiore.
Adoro la carta stampata, ma bisogna ammettere che certe comodità non la fanno certo rimpiangere. Con le macchine da scrivere se sbagliavi dovevi caricare un foglio speciale, tornare indietro e ribattere esattamente nello stesso punto la stessa lettera, e anche così non è che venisse proprio un lavoro pulito.
Mentre ora basta un giro di backspace e tutto scompare, tutto torna bianco, pronto per essere nuovamente impregnato di idee e concetti. E' un mondo strano, il nostro. In continua evoluzione, tanto che molti di noi preferiscono rimanere ancorati alle sensazioni del passato, chiusi nella loro comfort-zone, con solo l'intenzione di un'apertura mentale. Che probabilmente mai verrà.
E questo non è solo riferito alle persone un po' più avanti con l'età, ma spesso (e purtroppo) è un discorso che vale anche per molti miei coetanei, che magari non sono cresciuti nelle grandi città e che possiedono una sorta di refrattarietà intrinseca per quello che è nuovo.

Voi cosa ne pensate? Quanti anni avete? Pro o contro tecnologia? Pro o contro cambiamento?

Io, neanche a dirlo, sono assolutamente a favore della cosa. A favore della tecnologia (ultimo acquisto: Chromecast ), e a favore dei cambiamenti. Anche se alle volte mi spaventano un poco.
La prossima volta vorrei parlare con voi di lavoro. E' un tema alquanto delicato, soprattutto considerata la mia situazione mentale attuale. Vedremo.

Intanto vi auguro una splendida giornata, e un buon lavoro.

Mark Kewolgend

mercoledì 20 agosto 2014

Neuvième post



Bonsoir à tous,

quest'oggi vi voglio parlare della mia passione per le lingue (astenersi battute da camionista emiliano, s'il vous plait).

Ad oggi, parlo italiano, inglese e francese. Ho fatto anche per un anno un corso di giapponese, ma devo dire che impararlo nelle scuole serali è praticamente impossibile.
Ho sempre avuto un ottimo orecchio per le lingue. Non lo dico per vantarmi o chissà cosa, è una verità...sono sempre riuscito piuttosto bene nello studio di una lingua non mia, specialmente per quanto riguarda quello che gli anglofoni definiscono listening e speaking. Avendo questa sorta di "orecchio" per i suoni infatti, sono sempre stato piuttosto abile nell'interpretare e riprodurre correttamente i vari accenti di una lingua.

E' anche vero però che non mi sono mai cimentato in niente di veramente difficile, come il thailandese o il cinese (e sinceramente, quelle lingue non mi attirano nemmeno più di tanto).

E' proprio da questa mia predisposizione (e forse un minimo anche dalla passione dei film di fantascienza) che nasce uno dei miei sogni più grandi, e forse assurdi: saper parlare fluentemente qualsiasi lingua esistente.
Mi rendo conto che sia impossibile, direi quasi inconcepibile. Ma proprio per questo è un sogno, destinato a restar tale per chiunque. Dico solo che mi piacerebbe tantissimo viaggiare in qualsiasi parte del globo e riuscire a parlare con qualsiasi persona io possa incontrare lungo il percorso. Badate bene, con questo discorso non intendo dire che vorrei una lingua universale, adatta a tutti i popoli.
Quello sarebbe noioso.
Io vorrei possedere un cervello alla Matrix per poter installare magicamente qualsiasi lingua esistente, come se fosse un upgrade della mia memoria e delle mie conoscenze. Sarebbe semplicemente una cosa stupenda, nonché utilissima.

Recentemente ho letto un articolo che mi ha colpito. Parlava di questo bambino danese di 8 anni in grado di parlare ben 32 lingue! Ovviamente non le parla tutte fluentemente (altrimenti mi arrabbierei non poco), questo è scontato, ma è a dir poco impressionante il fatto che abbia "aggiunto" tra le sue lingue parlate anche il Mandarino...e in soli 3 giorni!
Direi che questo bambino è la chiave di congiunzione tra il mondo reale e Matrix. Vi metto il link all'articolo che ne parla; ovviamente la fonte non è delle più attendibili ma, dato che compare su diversi siti, direi che quantomeno è possibile ritenerla una notizia vera.
A voi il link per il giudizio finale: Denmark: 8-year Old Prodigy Speaks 32 Languages 
Per me, questo bambino è odioso. Ovviamente parlo per pura invidia.

A voi non è mai capitato di fare lo stesso mio pensiero? A me succede spessissimo. Sarà che abito in una zona multietnica di una metropoli multietnica, con i suoi colori e le sue mille sfumature, con i commercianti anziani che parlano solo nella loro lingua, e con i giovani figli di immigrati che magari di lingue ne parlano già tre.
Ho deciso; devo imparare una quarta (quinta, se contiamo quel poco che so di giapponese) lingua. Voglio fare spagnolo. Lo studierò, lo imparerò, e farò (come per il francese) un esame di certificazione, in modo poi da metterlo a CV.
A proposito di esami di certificazione...c'è un piccolo fatto curioso: mi manca quello di inglese. Nonostante sia la lingua straniera nella quale vado meglio in assoluto, non ho mai fatto un esame che certificasse il mio livello. Al liceo la professoressa voleva farmi fare il first certificate, ma io ritenni che sarebbe stato un inutile spreco di tempo e di soldi. Mi sono sempre ripromesso di fare il TOEFL, che è più americano che inglese, e che alle mie orecchie suonava un po' più cool. E invece no, non l'ho mai fatto.
Non l'ho mai fatto nonostante io conversi amabilmente con amici stranieri sparsi in giro per il mondo, alcuni nativi americani (nel senso che sono nati là, non che sono dei figli dei padri fondatori) e altri semplicemente "stranieri". Ho amici italiani che vivono in Inghilterra, che hanno passato con successo questo esame e che mi ripetono sempre che visto il mio livello non avrei alcun problema a passarlo.
E allora perché non mi decido a farlo?
Io una teoria ce l'ho, e non è neanche troppo campata in aria: ho paura. Paura di non passarlo. Paura di scoprire che il mio tanto esaltato inglese in realtà non sia sufficiente a passare l'esame. E la cosa è stupida, dal momento che ci sono delle persone che l'hanno fatto e passato che mi dicono sempre che non avrei problemi...ma la mia mente ragiona a modo suo.

E allora, cosa dovrei fare? Ascoltare me stesso o ascoltare le persone? Voi cosa ne pensate?
In fondo, questo esame serve davvero? O serve solamente a spendere dei soldi inutilmente? Sono dubbioso, e forse sto cercando in voi che leggete una scusa per non andare a farlo.
Ho paura.

Mark Kewolgend

lunedì 18 agosto 2014

VIII post (ritorniamo alle vecchie abitudini)



Scrivo di fretta questo post per porre una domanda precisa: voi avete un numero speciale, un numero che pensate vi faccia da portafortuna, un numero che ricorre spesso nella vostra vita?

Io si, e questa cosa mi ha sempre incuriosito tantissimo. Il mio numero speciale è l'8.

Dire che è ricorrente è dir poco. Sono nato l'8 del mese (come già detto, sono un Gemelli) del 1988, abito al numero 8 della mia via all'ottavo piano, la somma delle cifre del mio braccialetto da neonato (quelli identificativi che attaccano ai bambini per farli sembrare un po' più dei prodotti finiti e un po' meno umani) faceva 8 (tecnicamente, la somma è rimasta quella anche dopo 26 anni).
Inoltre il mio portachiavi ha lo spazio per 8 chiavi esatte (giuro che non l'ho fatto apposta quando l'ho comprato), mi sono laureato con un misero 88 e quel giorno ero il 17esimo nell'elenco (1+7=8), e potrei andare avanti così ancora per una mezz'ora buona.

Alle volte mi chiedo se sono io a cercare in ogni cosa questo numero e poi ad inventarmi una possibile persecuzione basata sull'assoluto nulla, o se effettivamente questa ricorrenza avviene così spesso come mi sembra di denotare.
E' una cosa che mi ha sempre incuriosito. Chissà se vuol dire qualcosa?
E poi...che numero è l'8? Cosa significa? Ha qualche significato nascosto del quale non sono a conoscenza?

Dopo una breve ricerca sul World Wide Web (giusto per vantarmi che mi ricordavo questo acronimo ormai defunto) ho visto che questo numero è:

"Femminile, pari, negativo. Numero della serie di Fibonacci.

In numerologia, il numero 8 è il frutto di una combinazione ottimale: il raddoppio del numero 4 che già da sè ha il significato di coppia. Esso rappresenta l'equilibrio, ma anche il conflitto tra spirito e materia. La somma 4+4 indica anche l'insieme di 2 quadrati, ma anche di 2 cerchi a baciare che rappresentano l'infinito. La perfezione si ottiene infine nella figura del quadrato con al centro il cerchio. La costruzione di due quadrati ruotati di 90° richiama alla rappresentazione della rosa dei venti, quella stella a 8 punte su cui sono indicati i punti cardinali (4 principali e 4 intermedi), al centro della quale è applicato l'ago della bussola.
Al concetto di otto, come numero indicante l'equilibrio del cosmo, è legato il frequente uso antico di otto pilastri per reggere la volta di templi o la struttura di mausolei e moschee.
E' facile trovare questo numero presente in numerose chiese cristiane soprattutto nella forma ottagonale dei fonti battesimali, dove si vuol richiamare l'ottavo giorno in cui Dio inizia il percorso cristiano dopo la creazione.
Gli indù ci tramandano l'immagine della dea Khalì con otto braccia, mentre i giapponesi collegano i loro mitici racconti sulle origini con le "grandi otto isole" dell'arcipelago (otto nello scintoismo significa "infinito").
Per la dottrina buddista otto sono i raggi della sacra ruota che simboleggiano le vie della redenzione."

Insomma, il numero 8 è tanta roba, come dicono oggi. E' il numero che rappresenta l'equilibrio ed il conflitto. Rappresenta l'ordine ed il caos. E' l'infinito ed è la materialità. E' anche un numero che simboleggia la morte, in termini transitori.
Nella cultura cinese il numero 8 è un numero fortunato, ha un'assonanza con la parola facai "diventare ricco" (ecco, questo non mi dispiacerebbe) ed è considerato un numero di buon auspicio.
Ricordo aver letto che la cerimonia di inaugurazione delle olimpiadi di Pechino fu tenuta non a caso alle ore 8.08 di sera del 08/08/2008

Vi riporto anche la fonte di cotante informazioni. Non pretendo di identificarla come fonte autorevole o meno, ma se qualcuno di voi avesse la mia stessa curiosità, può così andare a controllare il vero, intrinseco, significato del numero che più lo "perseguita"

Ora la domanda è: c'è qualcun'altra persona che ha come numero ricorrente l'8? Cosa ne pensate? Sarei curioso di scoprire se avete dei comportamenti simili ai miei, se la curiosità e la fantasia che mi contraddistinguono fanno parte unicamente della mia persona o se sono in qualche modo derivanti anche da questo "numero magico".

Vi lascio alle vostre riflessioni.
Nel frattempo, vi auguro una buona giornata ed un buon lavoro/studio/riposo :)

Mark Kewolgend

giovedì 14 agosto 2014

Una sorpresa speciale

Buongiorno a tutti :)

È qualche giorno che non scrivo sul mio diario virtuale, me ne rendo conto, quindi vi chiedo umilmente perdono se in queste notti non siete riusciti a dormire per colpa mia :)

Scrivo questo post per raccontare al mondo dell'idea che ho realizzato ieri sera. Mi spiego meglio: come tutti sapete, quest'estate non mi sono mosso e non mi muoverò dalla mia amata metropoli. Ma è anche vero che questo vale solo per me, a quanto pare.
Ecco infatti che una persona a me carissima tornava proprio ieri da quasi tre settimane di mare siculo. E qui il pensiero: cosa posso fare di carino/speciale per festeggiare il rientro?
Diciamo che stavo un po' brancolando nel buio, tentato da mille idee e da mille pensieri...poi ho deciso di preparare con le mie manine una cena di tre portate :)

Avevo detto che questo non sarebbe stato un blog di cucina, e così non sarà; questo post infatti vuole parlare di una sorpresa, di un pensiero carino, della voglia di fare qualcosa di speciale per una persona speciale.
Mi sono alzato alle 7 di mattina, e alle 8:30 mi sono messo a cucinare (la mia solita ora e mezza mattutina per svegliarmi, tanto odiata dalla mia genitrice). Il menù prevedeva:

- baci di dama salati con formaggio alle erbe e marmellata di arance
- ravioli fatti in casa ripieni di mozzarella di bufala con pesto di rucola e pomodorini di pachino
- tartare di salmone con erba cipollina e insalatina di rucola

Diciamo che per fare tutto questo per due persone ho impiegato tutto il tempo mattutino a mia disposizione, e anche qualcosa in più (ho finito di cucinare per le 14:00 più o meno).
Piccolo aneddoto divertente: intorno a mezzogiorno sono stato chiamato da Radio Deejay :)
Parlavano di cibo, di chi fosse a casa a cucinare cosa, e siccome non avevo nulla da fare ho mandato un sms; dopo neanche 5 minuti sono stato richiamato :)

Mi hanno chiesto quale fosse il menù, per chi stessi cucinando e cose così. Dopo la mia telefonata è scattata la polemica sugli uomini che cucinano; il conduttore diceva che certe cose deve farle la donna, che un uomo che cucina fa calare la sua virilità agli occhi di una donna, ecc ecc. La conduttrice invece mi difendeva, dicendo che era un gesto carino e che facevo bene :)

Voi cosa ne pensate? L'uomo che cucina sbaglia? Io credo che, come è successo a me ieri, se una persona ha voglia di cucinare per passione, amore, amicizia o quello che volete...può e deve farlo.
L'uomo in salotto e la donna attaccata ai fornelli sono immagini che ormai non esistono più in (quasi) tutta Italia, figurarsi nel mondo. Molti dei più grandi chef sono uomini. Quindi che è questa storia che ho fatto qualcosa di male?!?!
La cosa bella è che comunque ho monopolizzato la puntata...anche dopo la telefonata continuavano a tirarmi in ballo :)

Fatto sta che la sorpresa è piaciuta tantissimo, che per essere la prima volta che mi applicavo su cose mai fatte non è stato niente male, che la presentazione lasciava un po' a desiderare ma in fondo non potevo fare tutto bene...!

Vi metto un piccolo reportage fotografico della mia impresa...purtroppo non c'era una gran luce per le foto, ma tant'è.


Mark Kewolgend

























domenica 10 agosto 2014

Una domenica in città

Come ho già scritto nel post precedente, e come cantava un famoso rapper meneghino, questa sarà la mia "estate in città".
Poche cose da fare, negozi chiusi, un tremendo caldo afoso e quell'alternanza di pioggia e sole che ha finora contraddistinto quest'estate italiana (ovunque tranne che al sud, pare).

E allora cosa fare? Dopo aver portato fuori il cane, aver pulito casa, lavato i piatti e preparato tutto per la cena di stasera, nel giro di cinque minuti ho messo due cose in borsa e mi sono diretto nella piscina più vicina a casa :)

Questa mia scelta è stata dettata in parte dal caldo afoso, in parte dalla noia, e in parte dal fatto di voler sperimentare la mia GoPro sott'acqua :)
C'è da dire che l'esperimento è riuscito più che bene! Ma è anche vero che uso uno pseudonimo proprio per restare nell'anonimato, quindi l'unica foto che intendo mettere del pomeriggio di oggi è quella che ritrae il mio costume, il mio braccio destro e i miei piedi :P

Volendo imitare/pagliacciare chi fa blog di moda, metterò foto e prezzi di quello che si vede nella foto :)



Costume a trama floreale su sfondo blu: 4,5 euro - Primark (UK)
Orologio Casio Golden: me l'hanno regalato, quindi non lo so...credo sui 50 euro - Milan (IT)
Bracciale in legno tibetano da preghiera: 5 euro - Taiwan 
Tatuaggio a me carissimo raffigurante una rondine, ma con una piccola modifica che lo rende speciale: 80 euro - Charly's Tattoo (IT)


Ecco, ora posso definirmi anche io un fescion bloggher, tutto stile e vuotezza.

Buona domenica a tutti!!!

Mark Kewolgend







PS: per non essere proprio tutto fescion e ignoranza, in mia discolpa vi metto anche la foto della cultura che mi sono portato da casa :)


sabato 9 agosto 2014

Piccoli grandi viaggi




Cosa si intende per viaggio? Un semplice spostamento da un punto A ad un punto B? O è qualcosa di più profondo?

Credo che la definizione di viaggio dipenda dalla persona che lo percorre. L'ora che ci si mette la mattina per andare al lavoro non è un viaggio, ma la mezz'ora impiegata per raggiungere la propria famiglia o la propria moglie è forse uno dei viaggi più belli e dolci che si possano fare.

Viaggio è tornare a casa, tornare da chi ti ama, da chi è pronto/a ad abbracciarti e a confortarti quando le cose vanno male.
Ma viaggio è anche partire, vedere nuovi posti, assaggiare nuove culture ed assaporare nuove lingue.

Ti rendi conto di fare un viaggio meraviglioso quando conosci gente nuova, quando parli in altre lingue con ragazzi della tua età, quando tutto ti sembra nuovo e diverso.

Ormai per viaggio si intende quasi sempre uscire dall'Italia. Questo grazie ai voli low cost, che prima non esistevano e che rendevano a molti un sogno visitare città come Londra o Parigi. Ora abbiamo aerei, TGV, navi veloci...possiamo andare dove vogliamo quando vogliamo. Dico sempre che quando si parte tutto quello di cui si ha bisogno sono documenti, biglietti e la carta di credito..il resto si compra sul posto, se lo si è dimenticato a casa.
A giudicare da quello che vedo sui social network direi che quest'anno o gli italiani sono diventati tutti ricchi o i viaggi sono stati praticamente regalati dalle agenzie. Tutti a Bali, Formentera, Copenaghen, in Islanda o a LA. Tutti a viaggiare coi soldi sudatamente fatti scampare alla crisi che colpisce questo Paese, o coi soldi sudatamente implorati a mamma e papà.
E allora vai di foto fatte con l'iPhone, con la GoPro o con l'ultima reflex Canon uscita da un mese. Vai di aperitivi, cene fuori, serate in discoteca a sentire DJ famosissimi che per la modica cifra di 40 euro o giù di lì ti rompono i timpani. E naturalmente se sei in Sardegna non puoi non lasciare 120 euro a Briatore per una serata al Billionaire, se sei a Saint Tropez non puoi non passare nel locale di Jay-Z e lasciarci 26 euro per uno shot.

Come ormai avrete capito, io quest'estate la passerò nella mia metropoli. E la passerò lavorando, mica a fare cose divertenti tipo piscina, gite fuori porta o serate con gli amici. In piscina non si può andare perchè Odino ha determinato che questa debba essere l'estate con i weekend più piovosi degli ultimi vent'anni, le gite fuori porta non posso farle da solo, e gli amici sono tutti nei luoghi sopracitati (motivo per cui sarei da solo a fare le gite fuori porta). E allora eccomi qua: io e il mio cane, il mio cane ed io. Ma la cosa in fondo non è così male. Meno gente significa meno traffico, meno traffico significa arrivare prima a destinazione, qualsiasi sia il viaggio.
Ultimamente il mio viaggio è casa-lavoro, lavoro-casa. Ma tant'è.


Esistono delle mete che sogno fin da quando ero piccolo. Posti a mio avviso incantevoli che mi incuriosiscono, che mi affascinano, che vorrei andare a visitare anche subito se fosse possibile.
Come vedrete dalla mia lista, non sono uno che quando è in vacanza se ne sta spaparanzato a non far nulla. Mi piace visitare città, vedere cose e persone. Ma non per andare a musei. Adoro visitare una città osservandone i contorni, i mercati, i piccoli negozi con gli anziani commercianti che non parlano la mia lingua (e questo mi è capitato non solo all'estero, ma anche in sud Italia). Sono affascinato da posti e regioni che mi permettano di assaporare cibi nuovi, esotici e non. Sia ben chiaro, non disdegno una settimana di mare in qualche paradiso tropicale...è solo che dopo un po' mi annoio e vorrei qualcosa da fare, da vedere.

E voi cosa preferite per una vacanza? Mare e relax, città o montagna?

Ecco la lista dei posti che (prima o poi) devo assolutamente andare a visitare:

  • Tokyo e più in generale tutto il Giappone. Adoro la cultura orientale, sotto qualsiasi aspetto. Ne sono profondamente affascinato e vorrei un giorno esplorarla in lungo e in largo
  • New York. Non ci sono mai stato, ma si potrebbe dire che a furia di film e serie tv la conosca come le mie tasche. So che questo non potrà mai corrispondere a realtà, ma mi piacerebbe passarci un po' di tempo, come un mese o due. Il problema sarebbe il lavoro.
  • Le coste del nord dell'Inghilterra. Scogliere che si ergono altissime sul mare, freddo, vento, piccoli villaggi di pescatori che servono il pescato del giorno. Credo che sarebbe un'emozione unica.
  • L'Africa. So che detta così è un poco scontata, ma ho già pensato insieme ad una persona a me incredibilmente cara, anch'essa farmacista, di andare a fare volontariato in qualche ospedale africano. La cosa che più mi eccita di tutto questo è il fatto di poter venire a contatto con una situazione così differente dalla nostra. Penso che sarebbe veramente una di quelle esperienze che ti cambiano la vita.
Sono solo 4 punti, so che è poco...ma sono le mie priorità. Ho avuto la fortuna di poter girare quasi tutta l'Europa e tutta l'Italia (mai dimenticarsi delle meraviglie che abbiamo in Casa), sono grato a chi mi ha permesso di fare questi viaggi...ma non mi bastano. 
La curiosità è tantissima, vorrei veramente essere cittadino del mondo, vorrei essere una delle persone con la mentalità più aperta che esistano.

Perchè il mondo non siamo solo noi, e spesso ce ne dimentichiamo. Noi siamo abituati a chiuderci nel nostro mondo, scordando che esistono migliaia di altre situazioni completamente differenti dalla nostra.
E io le voglio vedere tutte.

Mark Kewolgend

giovedì 7 agosto 2014

E finalmente stasera...cibo!!!!

Non che gli altri giorni mangi del non-cibo (non vorrei che pensaste male). È solo che questa sera di va a mangiare sushi!!!

Questo cibo orientale, esotico, di una nazione divisa da un oceano dalla terraferma, ormai italianizzato ovunque grazie ai cinesi (che ringrazio sentitamente, per l'amor del cielo...ma forse mi viene da pensare che il sushi che mangiamo qui non sia nulla in confronto a quello che si mangia nel Paese del Sol Levante), che tanto adoro e che molto di noi apprezzano nelle sue misure più svariate.

Esistono ristoranti da 15 euro a cena allyoucaneat fino ad arrivare a posti fusion con prezzi alla carta da 80-90 euro/cad/cena. Ho provato sia gli uni che gli altri, ho apprezzato il pesce crudo in posti meravigliosi e in bettole che nemmeno i peggiori bar di Caracas (cit.) e continuo a non averne mai abbastanza. 

Il mio ristorante preferito, ormai da anni ed anni, è un piccolo ristorante a conduzione familiare alle porte della metropoli in cui vivo. Uno dei millemila sushi allyoucaneat, ma con un'attenzione ai dettagli degna dei migliori ristoranti nipponici (in Italia, naturalmente quelli autoctoni sono su un'altra scala), e con un pesce che definirlo fresco è riduttivo.
E la cosa che più adoro è come restino ancorati alla tradizione giapponese, promuovendo di tanto in tanto creazioni di nuova concezione; l'ultima, in ordine cronologico, è il tanto famoso dragon-roll con la variante di una fetta di avocado tiepida al posto del salmone, spennellato con una salsa semi piccante. Avete presente quel piccanteilgiusto?! Quello che non ti fa piangere ma che comunque si sente una volta in bocca?
Ecco, questa salsa è così...e si sposa a meraviglia con l'avocado tiepido.

Ah, vorrei precisare una cosa per chi non conosce questa cucina: a differenza di quello che molti pensano, il sushi non deve essere mangiato freddo
È assolutamente vero che il pesce non viene cucinato, ma è altrettanto vero che il riso invece deve essere cucinato secondo regole ben precise. Quando il cibo arriva alla bocca del degustatore, si deve sentire il tepore del riso, che accompagna ed esalta così il sapore del pesce crudo. 

Non mi ritengo un esperto di cucina...sono abbastanza bravo tra i fornelli, ma la mia dote principale è quella di essere un avido divora-vivande. Adoro qualsiasi cucina, ne ho provate un bel po', e resto ogni volta affascinato da quello che mangio. 

Prima cosa da fare quando si viaggia?! Andare in un ristorante/chiosco/trattoria e assaggiare le cose tipiche che la città e la cultura offrono. Non potete dire di essere stati a Firenze se non avete mangiato il panino col lampredotto, non potete passare da Milano senza assaggiare il risotto con l'ossobuco (possibilmente in qualche trattoria, visto che quello che offrono i ristoranti è spesso una squallida imitazione di quello originale), così come non siete mai stati a Napoli se non avete mangiato il cuoppo di strada. 

"Io credo fermamente che il cibo sia la massima espressione della cultura di un popolo". È questa la mia filosofia.

Il perchè è facile da spiegare: i piatti tipici di una città, di una regione, raccontano la sua storia. La polenta è da sempre stato il cibo del contadino che si spaccava la schiena tutto il giorno per pochi soldi, e quando tornava a casa aveva farina e acqua, non certo le buste surgelate di pappardelle al sugo.
Gli osei veneti raccontano di come le persone del luogo catturassero uccellini invece che fagiani o galline, probabilmente perchè nei tempi più difficili qualsiasi cosa è commestibile. E così via, dalla storia della baguette parigina a quella del croissant turco...qualsiasi cibo nasconde un segreto da scoprire. L'importante è avere la mente aperta e la curiosità di voler conoscere di più di qualche chiesa e museo, di voler conoscere quello che quotidianamente la gente del posto mette sulle proprie tavole.

A proposito di città e cibo...io a Novembre sarò a Istanbul: cosa mi consigliate di mangiare?!?

Ora vi saluto, cari amici, perchè onestamente a furia di parlare di cibo mi è venuto un certo appetito.
Stasera si mangia sushi, ve l'avevo detto?!




Mark Kewolgend

martedì 5 agosto 2014

III post (questa cosa dei numeri inizia a piacermi...!)

Buongiorno a tutti :)

Oggi avevo detto che avrei scritto di cucina, ma nella serata di ieri sono stato attanagliato da un dubbio riguardante la struttura di questo mio diario. Meglio dei post organizzati, con un filo logico, o è meglio cercare quello che JamesJoyce definiva stream of consciousness, il cosiddetto flusso di coscienza che investiva la mente del personaggio?
Vale a dire, meglio inserire in questa realtà telematica tutti i pensieri che mi passano per la mente prima che questa abbia il tempo di riorganizzarli, o è meglio mettersi prima a tavolino a cercare la chiave di volta con la quale impilarli ordinatamente e poi esporli nel modo più razionale possibile?

Devo dire che fino ad adesso ho scritto immediatamente ciò che pensavo, senza filtrarlo più di tanto. Ed è anche vero che prima o poi arriveranno dei post su argomenti ben precisi, come quello della cucina di cui vi parlavo nel post precedente o su altre mie passioni e curiosità.
Quindi ho deciso che mentre quei post dovranno essere, per dovere di dettagli e curiosità, metodici ed organizzati, questi saranno invece secondo lo stile inglese che tanto era caso a James (neanche fosse stato un mio compagno di scuola...!).
Saranno dettati dalle mille domande che mi vengono in mente ogni volta che scrivo una frase, vedo una cosa o ascolto una conversazione. Saranno dettati dalla mia voglia di scrivere, dalla vostra voglia di leggere. Dalla curiosità che avete nei miei confronti e da quella che io ho nei confronti della vita.

Ho fatto pensieri filosofici, ho fatto pensieri frivoli e pensieri stupidi (e il più delle volte mi comporto come tale...credo in questo modo di risultare più "leggero" agli occhi di chi mi sta attorno)...alle volte mi sono sentito inferiore parlando con qualcuno, alle volte mi sono sentito superiore guardando gente della mia età starmi intorno. Alle volte mi sono sentito inadatto.
Questa è una sorta di maledizione per chi ha un carattere come il mio; le mie giornate possono venire rovinate anche solo da una conversazione, da una frase, da un pensiero.

Succede a tutti?

Anche voi vi rovinate una giornata quando discutete con qualcuno, quando qualcuno vi rimprovera al lavoro o a casa, quando fate brutti pensieri? O siete una di quelle (fortunatissime, a mio avviso) persone che sono in grado di farsi scivolare qualsiasi cosa addosso?
Ne ho conosciuta qualcuna, di persona così. All'apparenza sono sempre allegri, felici e spensierati. Sono sempre tranquilli, menefreghisti di ciò che gli capita attorno, imperturbabili anche dalla bomba sganciata loro accanto. Ma queste persone cosa pensano veramente? Cosa provano? Sono davvero così tranquilli o come si vede nei film poi tornano a casa e piangono?
La curiosità è tanta. Vorrei essere una piccola mosca che vola nelle loro stanze, nei loro bagni lussuosi e ben decorati e vederli lì, appoggiati alla vasca da bagno col viso tra le mani, o seduti sul divano con una bottiglia di scotch sul poggiapiedi. Alle volte, un po' per invidia e un po' per cattiveria, vorrei che anche loro come me si incupissero, una volta a casa.

Nello svegliarmi da questi pensieri mi viene in mente...cosa ci sarà stasera in tv? Sarò da solo a casa col cane...speriamo di trovare qualcosa che stimoli la mia voglia di vedere quell'apparecchio :)

Domandina a bruciapelo: voi che genere di film preferite? Io adoro i thriller ben fatti. Mi piace il modo in cui si scava nella mente delle persone, giocando su ciò che ci si aspetta che facciano quando costretti in determinate situazioni. E poi adoro i colpi di scena (chi non li adora?! :P)!
Alle volte però adoro anche staccare il cervello e lobotomizzarmi un poco, mettendo su una commedia o un film comico stile cinepanettone. La mente ha bisogno di ridere, di svagarsi e di distrarsi dalle cose brutte che ci accadono durante la giornata.

Una mente felice è una persona felice :)

E voi, siete felici?


Firmato il re dello stream of consciousness (a giudicare da questo post),
Mark Kewolgend

lunedì 4 agosto 2014

Secondo post (che ci volete fare, non sono bravo con i titoli)

Buonasera a tutti!

So che molti di voi non ci avranno dormito questa notte, quindi passo subito al "sodo" della questione: che cos'è un blog?!?

Direttamente dal nostro/mio sempre amato Wikipedia, il termine blog è la contrazione dell'altrettanto anglosassone web-log, vale a dire "diario in rete".
E già qui si pone la prima domanda. Un diario non è sempre stato, da che si ha memoria, qualcosa di personale? Da piccoli non eravamo forse gelosissimi del nostro diario, al punto da andare a comprare quelli con il lucchettino che proteggesse i nostri segreti più intimi? Non avevamo forse posti segreti, penne segrete, linguaggi segreti per criptare in modo quasi militare ciò che più ci stava a cuore?

Sotto quest'ottica, com'è possibile definire un blog un diario? Il blog, questa sincrasia di parole tanto amata dai giovani (e non) dei nostri giorni, questa parola dai mille connotati interpretativi, tutto è, meno che privato.
Chi scrive un blog spesso parla di scarpe, moda, cibo, musica, libri e teatro in modo tale da coinvolgere chi legge ad una riflessione, o alle volte anche solo ad un impulso all'acquisto, al desiderio di ciò che potrebbe esserci ma che non c'è.
In fondo questo mio blog non è molto differente. Non ha ancora una struttura ben definita, un argomento preponderante, eppure vuole invitare i lettori a riflettere sulle mie riflessioni, a farle proprie e a svilupparle (volendo anche direttamente qua sul mio diario in rete) fino a crearne di nuove. Facendo riferimento al post precedente, è più un'Agorà che un diario.

Sempre santissimo Wiki (si vede che sono stato studente :P) parla del blog come "un particolare sito web nel quale i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica. In genere un blog è gestito da uno o più blogger che pubblicano, più o meno periodicamente, contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale".

Ora, oltre al fatto che definirmi blogger, anche se tecnicamente credo non sarebbe scorretto, mi sembra esagerato (figuriamoci giornalista!), ritengo che Wiki il Sommo non sia del tutto aggiornato. Molti blog infatti hanno una struttura a mosaico, non cronologica, rendendo altalenante la navigazione tra le pagine, tra i pensieri.

Quindi?
Quindi vi ho appena scritto mezza pagina di parole per dire tutto e niente, per spiegare come un diario in rete sia tutto meno che privato, vantandosi al tempo stesso di essere una possibile alternativa ad un articolo di giornale. Eppure io vorrei fare qualcosa di diverso.
Dal momento che siamo nell'era della tecnologia, vorrei creare un "diario interattivo"; io scriverò per voi ma soprattutto per me pensieri, curiosità (soprattutto mie curiosità) e qualche frivolezza ogni tanto e lascerò che siate voi, sulla base dei miei pensieri, a offrirmi spunti e delicatezze per interventi successivi.
Non intendo, per ora, specializzarmi in alcunché, che è sempre stato un modo fantastico di definire quella pratica mistica della tuttologia qualunquistica.
Proviamo a vedere come va :)

Credo che il prossimo post lo farò sulla cucina, in modo tale da potervi parlare anche di questa mia grande passione.
Ho sempre avuto la passione per il cibo...la cosa andava benissimo fino a quando ero un ragazzo con un metabolismo talmente veloce da doppiare Usain Bolt sui 100 piani e facevo tantissimo sport. Ora che la mia vita è diventata un poco più sedentaria (ma solo un poco, eh) questa mia passione rema contro alla mia linea, che da statuaria (tanto è un blog e non mi potete vedere...fate finta che io fossi una sorta di incrocio tra Brad Pitt e Arnold Schwarzenegger. Vi prego, credeteci.) è diventata pseudo-sferoidale. Ma la cosa davvero brutta è che il mio amore per il cibo non è diminuito affatto, come il mio appetito.
Credo dovrò ricominciare a fare sport...uno sport serio, non il calcio.


A spizzichi e bocconi aggiungo anche qualcosa di me: mi chiamo Mark, Mark Kewolgend.






domenica 3 agosto 2014

Primo post (che banalità sconvolgente)

Buongiorno (anzi, buonasera vista l'ora vesprale) a tutti voi che vorrete accompagnarmi in questo nuovo sogno/avventura: un blog.

Onestamente non so nemmeno cosa sia esattamente un blog. Un diario? Una sorta di Agorà dove potersi scambiare idee e opinioni (credo che quella sia prerogativa dei forum)? Eppure al giorno d'oggi la parola "Blog" è incredibilmente inflazionata...tutti a dire "fai un salto sul mio blog!" o a parlare di gente che con questi "Blog" ci paga le bollette e le tasse (forse. Dico forse perchè nel Belpaese affermazioni di questo tipo sono sempre da prendere con le pinze)...ma un blog realmente cos'è?

Mi riprometto di andarlo a googlare poi. La curiosità è tanta al punto che vorrei farlo ora, ma ho paura di perdere il filo di questo mio discorso sconclusionato.

Direi che, essendo questo il mio primo post, è d'obbligo fare le doverose presentazioni.
Mi chiamo Paolo, per la precisione Paolo Mattia. Nome unico, senza virgole. Ai miei evidentemente piaceva così, non sapevano scegliere tra un nome e l'altro, o forse all'impiegata dell'anagrafe non andava di sprecare forze per premere un tasto sul pc.
Credo che questa sarà l'ultima volta che userò il mio vero nome sul blog. In parte perchè adoro da sempre gli pseudonimi, e in parte perchè averne uno ti fa sentire alquanto importante (e qui iniziano i miei viaggi mentali).
Sono un ragazzo normalissimo, che abita in una delle grandi metropoli italiane, laureato in Farmacia e con una grandissima curiosità innata. E' proprio questa mia curiosità che mi ha portato a fare determinate scelte nella vita, com'è successo a tanti del resto, e che mi spinge quotidianamente verso ciò che più mi stimola.

Qualche mese fa mi è stato detto che questa mia curiosità è un grande pregio: mi butto a capofitto in quello che faccio, immaginando e sognando svariati futuri e risvolti per ogni cosa, cercando comunque di mantenere i piedi ancorati a terra.
Che altro dire...sono del segno dei Gemelli (e questo a qualche persona dirà già molte cose su di me), sono uno sportivo nato e mi interesso delle più svariate cose. Principalmente al momento questo mio interesse verge su cucina e libri ma tranquilli, questo non sarà assolutamente un blog di cucina :)

Probabilmente aggiungerò altro su di me nei miei post futuri, non so.
Per ora vi lascio con una promessa: ci risentiremo (rivedremo? rileggeremo?) presto. E vi racconterò da cosa deriva la parola "blog".


Mark Kewolgend